Michelangelo Merisi detto il Caravaggio

San Francesco in meditazione

olio su tela, cm 123 ´ 92,5

Roma, chiesa di San Pietro a Carpineto Romano, in deposito presso la Galleria Nazionale d’Arte Antica, Palazzo Barberini

Proprietà: Ministero dell’Interno, Fondo Edifici di Culto

Il San Francesco proveniente dalla chiesa di San Pietro a Carpineto Romano è stato recentemente restituito all’autografia caravaggesca dopo un complesso restauro condotto simultaneamente anche sull’altra versione della tela, conservata nella chiesa di Santa Maria della Concezione a Roma. Gli elementi emersi nel corso del doppio intervento – soprattutto i pentimenti presenti nel dipinto di Carpineto, lo studio della tecnica esecutiva dei due dipinti, svolto attraverso le analisi radiografiche e stratigrafiche e dei documenti relativi alle vicende costruttive della chiesa di Carpineto – hanno portato all’identificazione certa dell’originale caravaggesco nella tela in esame, mentre il quadro della chiesa dei Cappuccini, anche se di altissima qualità stilistica, deve essere considerato una derivazione dalla tela di Carpineto, eseguita da uno stretto seguace di Caravaggio nei primi anni del secondo decennio del Seicento (Vodret 2000). Le differenze tecniche ed esecutive tra i due dipinti fanno escludere, allo stato attuale delle conoscenze, l’ipotesi di uno stesso autore per tutte e due le versioni. Com’è noto, il capolavoro di Caravaggio fu ritrovato nel 1968 da Luisa Brugnoli inchiodato su una parete della chiesa di San Pietro di Carpineto Romano e ritenuto subito dalla stessa studiosa opera originale del grande maestro lombardo. La Brugnoli ha basato le sue convinzioni essenzialmente su un importante “pentimento” nel cappuccio del saio scoperto nel corso della pulitura che ha seguito il ritrovamento. La forma arrotondata di mozzetta, tipica della veste dei riformati osservanti, nascondeva infatti una prima versione “a punta”, caratteristica dell’ordine dei cappuccini. La studiosa ha spiegato questo strano “pentimento” – da considerare in effetti più una correzione avvenuta in tempi molto vicini all’esecuzione dell’opera – con il fatto, documentato, che il cardinale Pietro Aldobrandini, ritenuto il committente del quadro e fondatore della chiesa e del convento di San Pietro a Carpineto, nel 1610, aveva intenzione, in un primo momento, di affidare il convento di Carpineto ai cappuccini, ma in seguito lo concesse ai padri minori riformati, ritenuti più adatti alla cura delle anime della popolazione del paese laziale. Tale decisione dovette seguire la fondazione del complesso del 1610, dal momento che la scelta del luogo di edificazione della chiesa e del convento, fuori dal centro abitato, risponde ai criteri dell’ordine cappuccino e non a quelli dell’ordine riformato. La scelta del cardinale, secondo documenti ritrovati recentemente da Laura Testa (comunicazione orale), è ora collocabile tra la fine del 1611 e gli inizi del 1612. L’ipotesi attributiva della Brugnoli è stata subito condivisa da Marini, il quale ha proposto una datazione al periodo siciliano di Caravaggio, quando il pittore sembra essere stato in stretto contatto con l’ordine francescano (1974). Per quanto riguarda la datazione, è da segnalare il diverso parere della Brugnoli, che, seguita da altri studiosi, tra i quali Calvesi e Zuccari, ha datato il dipinto di Carpineto nell’estate del 1606, epoca in cui Caravaggio, in fuga da Roma, si rifugiò presso i feudi Colonna, confinanti con quelli degli Aldobrandini. La stessa studiosa, per giustificare la data del quadro anteriore a quella della fondazione della chiesa, ritiene che il dipinto sia da considerare una committenza privata, donata poi al convento di Carpineto. Tra i più significativi elementi emersi dagli esami radiografici, eseguiti nel corso del restauro del dipinto di Carpineto, è da segnalare, oltre ad un importante pentimento nella realizzazione della mano – pensata in origine in una posizione completamente diversa – la presenza, sotto la figura visibile, di un’altra redazione, precedente e più piccola, del San Francesco. Nel dipingere la stesura finale Caravaggio ha sfruttato la figura preesistente per costruire le pieghe del saio. I contorni del primo San Francesco sono ancora perfettamente individuabili, anche ad occhio nudo, tra i panneggi della veste del santo. Il fatto che la preparazione sottostante ad entrambe le figure sia identica a quelle utilizzate da Caravaggio non consente di ipotizzare un altro autore per la figura più piccola e impone di considerare autografa anche la prima versione del santo. Un altro dato importante è la costruzione del rapporto luce-ombra. Mentre nell’opera dei Cappuccini le ombre sono create, com’è consueto, velando con un pigmento scuro il saio dipinto in piena luce, nella tela di Carpineto invece è presente quella che può essere definita una tecnica precipua di Caravaggio. Caravaggio crea le ombre non scurendo il chiaro, in questo caso il saio, ma costruisce insieme l’ombra e la luce, partendo dall’ombra e rischiarando i chiari, esattamente l’opposto del dipinto dei Cappuccini. Confrontando i due San Francesco sul piano stilistico, pur senza scendere in particolari minuti, è possibile avanzare alcune considerazioni. I due dipinti, apparentemente molto simili, nascondono in realtà una serie di differenze importanti. La differenza più evidente tra i due dipinti è soprattutto nell’uso della luce, più vicina alle opere romane nel quadro della Concezione (forte e chiara per esaltare le forme volumetriche), più simile ai dipinti degli ultimi anni la tela di Carpineto. È diversa la struttura compositiva della figura del santo nel quadro dei Cappuccini – rilevata con carta da lucido da Carlo Giantomassi e Donatella Zari –, non corrisponde affatto al San Francesco di Carpineto. I rapporti spaziali tra le varie componenti di ciascuna delle due singole figure (testa, braccia, teschio, croce, corpo del santo, sasso) sono completamente diversi (tra l’altro il santo della Concezione ha le braccia più stese rispetto all’altra versione). Malgrado numerosi tentativi, non è stato in alcun modo possibile far coincidere neppure un particolare dei due san Francesco. È da escludere quindi l’ipotesi dell’utilizzo di un lucido. È diversa la realizzazione dei due cordoni del saio. Sommaria, quella dei Cappuccini, resa con una pennellata su cui sono tratteggiati i motivi della corda, costruita perfettamente con singole pennellate, l’altra di Carpineto. Inoltre, malgrado la tavolozza utilizzata sia pressoché identica è stato possibile accertare che nella tela di Carpineto è presente il cinabro. Caravaggio lo ha usato sul naso e le orecchie di san Francesco, realisticamente rosse per il freddo, dal momento che la scena si svolgeva alla Verna in inverno. Come ha acutamente notato Zuccari, questo particolare è del tutto assente nei Cappuccini ed è un segno non solo della perfetta conoscenza dei testi, ma anche di un’attenzione alla raffigurazione del dato reale.

Bibliografia: Marini 1974; Marini 1987, ed. 1989, p. 549; Vannugli 2000, p. 60; Vodret 2000, pp. 217-219 (con bibliografia precedente); Vodret 2001, pp. 140-145.

rossella vodret